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Noi scegliamo Gubbio

Pubblicato il 10/29/2013   
Credo che Gubbio abbia davvero bisogno di cambiare passo, a cominciare da chi ci amministra e - prima ancora - da ognuno di noi. Non voglio candidarmi a nulla, ma ho scritto qualche riflessione con alcuni amici...

Nell’attuale quadro politico eugubino - di grave crisi economica, sociale e istituzionale - per la società civile è arrivato il momento di fare quadrato intorno a un progetto civico originale e innovativo.
Al centro di questo progetto va messa la ferma volontà di spendersi generosamente per il bene comune e per ridare lustro alle bellezze e alle potenzialità del nostro territorio, oltre che speranza di futuro alle nuove generazioni.
Attorno a questa idea forte sta nascendo un gruppo motivato di cittadini, di cui noi siamo una piccola rappresentanza, che si sono spesso incontrati negli ultimi mesi e che ora vogliono uscire allo scoperto per proporre alla città le loro idee.
Tre sono le caratteristiche fondamentali che ci contraddistinguono. Innanzitutto la piena trasversalità rispetto alle vecchie e superate classificazioni ideologiche stereotipate. Tutti noi siamo uniti solo dalla voglia di riformare la pubblica amministrazione perché sia da stimolo e volano per l’intera cittadinanza.
Non ci interessa fare una semplice testimonianza di valori: giovani e meno giovani del gruppo sono uniti dalla consapevolezza che c’è la necessità e l’urgenza di acquisire la maggioranza dei consensi per dare forma e sostanza al progetto che abbiamo in testa.
Ben vengano quindi gli appelli alla “pacificazione” fra le varie componenti cittadine della politica e alla discesa in campo di autorevoli cittadini per il ruolo di Sindaco, purché questi passaggi avvengano all’insegna del rinnovamento radicale dei soggetti protagonisti che dovranno concretamente amministrare Gubbio, con ampio spazio ai giovani.
L’alternativa è una lenta e inesorabile “asfissia” della nostra città e dell’intero territorio eugubino.

«La nostra città ha bisogno di ritrovare una “normalità” amministrativa, di avviare progetti credibili e di conquistare le risorse per realizzarli, cosa che, negli ultimi anni è apparsa come un miraggio. Poi, non possiamo più permettere un’idea di urbanistica contrattata, come quella a cui siamo stati abituati, che ha trovato il suo peggiore sfogo in un Piano regolatore generale vessatorio da un lato per molti cittadini e, dall’altro, con una visione urbanistica esclusivamente espansiva e non qualitativa e riqualificante del territorio eugubino. Non possiamo più accettare una macchina comunale goffa, intimorita da continui scandali, incapace di rendere la burocrazia più snella e meno soffocante per cittadini e imprese». (Mattia Martinelli)

«Non possiamo più tollerare la totale assenza di strategie nel settore turistico, che per Gubbio potrebbe davvero diventare la “terza cementeria”, come a volte si dice. Servono reti di impresa, tavoli di concertazione tra soggetti pubblici e privati, progetti concreti su turismo religioso e scolastico, arte e cultura, promozione dell’artigianato artistico e dell’enogastronomia e tutto ciò che la nostra stupenda città può offrire a turisti e visitatori». (Daniele Morini)

«Abbiamo bisogno di grandi eventi per rilanciare la nostra città, a cominciare da almeno una periodica manifestazione di carattere nazionale, ogni due/tre anni. Se non curiamo, poi, l’aspetto dell’incoming turistico, cioè lavorare sul flusso dei visitatori in arrivo, come possiamo parlare di politiche per questo settore? Infine, vedo la necessità di una radicale ma graduale “rivoluzione” nella gestione del centro storico. Ora è abbandonato a se stesso: così non si può andare avanti!». (Gabriele Tognoloni)

«La comunità eugubina ha bisogno di crescere dal punto di vista economico, sociale e formativo. Dobbiamo pensare soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, con offerte che li stimolino a investire su se stessi e sul nostro territorio. L’amministrazione comunale dovrebbe guardare allo sviluppo economico, integrandolo e legandolo al tessuto sociale. Penso ai tanti giovani, appunto, che sarebbe incoraggiati a sviluppare le loro idee e iniziative imprenditoriali, o anche solo ludico-culturali, se ci fossero itinerari formativi e percorsi burocratici veloci ed efficienti». (Matteo Pierucci)