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PERCHÉ LA POLITICA

Dopo settimane di riflessione, ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni politiche nella lista “Scelta civica - Con Monti per l’Italia”, per la Camera dei Deputati. Spiegare il perché di questa mia scelta significa però fare qualche passo indietro.

Avevo 16 anni ed era già forte in me la passione, anzi, direi la “vocazione” per la professione giornalistica. Raccontare fatti, descrivere luoghi, incontrare persone, essere la voce di chi spesso voce non ha: questo è per me il “mestiere” del giornalista. Niente a che fare con il protagonismo, l’egocentrismo, i riflettori accesi su chi dovrebbe essere solo “al servizio” del cittadino, del lettore, del telespettatore, ma che invece, troppo spesso, ha solo fame e desiderio di visibilità personale.

In parallelo alla professione giornalistica, da oltre vent’anni, varie esperienze di studio e di formazione, nella mia città e fuori, hanno piantato in me anche il seme dell’impegno socio-politico. Un germoglio rimasto nel tempo nascosto, perché il giornalismo e la politica, pur essendo spesso le due facce di una stessa medaglia, che è quella dell’impegno civico nei confronti delle persone che ci circondano, nella maggior parte dei casi mal si conciliano. Non solo: dai primi anni Novanta in poi è stato per me sempre più difficile, complesso e lacerante non solo riconoscermi in una delle forze politiche in campo, ma anche semplicemente esprimere un voto convinto e coerente con la mia formazione personale, sociale e culturale.

Negli ultimi mesi mi è però sembrato di poter scorgere uno spiraglio di novità nel percorso che ha portato alla pubblicazione del manifesto “Verso la Terza Repubblica”: una proposta civica per laici e cattolici, moderati e democratici, che si differenzia molto da quanto si è visto negli ultimi due decenni. Ecco perché sono arrivati prima curiosità e interesse, poi la decisione di avviare un mio percorso su questa strada.

Credo fortemente che non possiamo più delegare ad altri che non hanno le capacità e la progettualità per disegnare il nostro futuro e quello dei nostri figli: mai come stavolta ho sentito una vera e propria “chiamata” a fare la mia parte per arginare quelle forze e quelle spinte che in questi ultimi vent’anni ci hanno fatto scivolare nel baratro. E per provare a costruire un’Italia più trasparente, più giusta, più attenta a quelle “voci senza voce” che negli anni ho incontrato.

Un processo di ricostruzione e rinnovamento, quello che sogno, il cui piccolo seme mi pare possa nascere dalle persone che si stanno raccogliendo intorno alla “Scelta civica” di Mario Monti.

Coltivo una speranza: che quel germoglio di impegno socio-politico piantato vent’anni fa, dopo questo lungo inverno possa finalmente sbocciare. E ciò non sarà possibile se non ci mettiamo in cammino insieme, se non fissiamo mete comuni, se non si apre, ancora una volta insieme, un dialogo su come arrivare a destinazione. Ecco perché chiedo il vostro aiuto e la vostra collaborazione: parliamoci, incontriamoci, scriviamoci, confrontiamoci, facciamo fianco a fianco almeno un tratto di questa strada entusiasmante.